Le domande più frequenti al colloquio di lavoro e cosa rispondere davvero
Hai un colloquio tra qualche giorno e stai cercando di immaginare tutte le domande che potrebbero farti? Probabilmente vorresti arrivare preparato. Magari stai cercando su Google le domande più frequenti a un colloquio di lavoro, sperando di trovare anche le risposte giuste da dare. Dopo tanti anni trascorsi nella selezione del personale posso dirti una cosa: prepararsi è utilissimo. Imparare a memoria dieci risposte perfette, molto meno. Un colloquio di lavoro non è un esame in cui esiste una risposta corretta che il recruiter tiene nascosta nel cassetto.È piuttosto una conversazione professionale durante la quale chi ti sta di fronte cerca di comprendere chi sei, cosa sai fare, come affronti determinate situazioni e, soprattutto, quanto ciò che porti con te possa essere coerente con il ruolo e con il contesto nel quale dovresti inserirti. Ecco perché conoscere in anticipo alcune delle domande tipiche dei colloqui di lavoro può essere molto utile, a patto di usarle nel modo giusto. Non per costruirti un copione. Ma per arrivare al colloquio avendo riflettuto su di te.
Perché i recruiter fanno sempre le stesse domande?
A volte, uscendo da un colloquio, qualcuno mi dice: “Ma davvero serviva chiedermi quali sono i miei punti deboli?”. In realtà dietro una domanda apparentemente banale possono esserci diverse informazioni da raccogliere. Un colloquio serve anche a confrontare in maniera il più possibile coerente candidati differenti. Nelle interviste strutturate, infatti, domande e modalità di valutazione vengono definite in anticipo proprio per rendere più sistematico il confronto tra le persone. Per questo alcune domande ricorrono molto spesso. Il punto, quindi, non è indovinare la risposta che il recruiter vuole sentirsi dire. È capire cosa sta cercando di conoscere attraverso quella domanda. Ed è esattamente ciò che faremo adesso.
Preparati al colloquio
Trasforma le domande del recruiter in un’occasione per raccontare il tuo valore
Conoscere le domande più frequenti è utile, ma un buon colloquio non si costruisce imparando risposte a memoria. Preparazione, consapevolezza e capacità di raccontare il proprio percorso possono fare davvero la differenza.
Prepararsi al colloquio di lavoro
Come arrivare al colloquio più preparati, comprendere cosa vuole conoscere il recruiter e valorizzare motivazione, esperienza e competenze.
Come rispondere a “Perché dovremmo scegliere lei?”
Una delle domande più temute può diventare l’occasione per spiegare con equilibrio perché le tue competenze e la tua motivazione sono coerenti con la posizione.
Come parlare di retribuzione al colloquio
RAL, aspettative economiche e trattativa possono mettere in difficoltà. Prepararsi aiuta ad affrontare questo passaggio con maggiore consapevolezza del proprio valore.
1. “Mi parli di lei”
Sembra la domanda più semplice del mondo. Poi arriva il colloquio, il recruiter la pronuncia e improvvisamente non sai più da dove cominciare. “Mi parli di lei” non significa: “Mi racconti tutta la sua vita”. E non significa nemmeno ripetere dall’inizio alla fine ciò che è già scritto nel curriculum. Chi ti sta ascoltando vuole soprattutto capire se riesci a individuare gli elementi della tua storia professionale più rilevanti rispetto alla posizione per cui ti sei candidato. Puoi costruire la risposta seguendo un filo molto semplice: chi sei professionalmente oggi, quali esperienze ti hanno portato fin qui e perché questa opportunità rappresenta un passaggio coerente. Per esempio: “Negli ultimi quattro anni ho lavorato nell’assistenza clienti, inizialmente occupandomi soprattutto delle richieste post-vendita e successivamente assumendo anche la gestione dei clienti più complessi. È un lavoro nel quale ho scoperto di essere particolarmente efficace nella gestione delle situazioni critiche e proprio per questo sto cercando un ruolo che mi permetta di assumere maggiori responsabilità.” È una risposta molto diversa dal ripercorrere anno per anno tutto il curriculum. Stai scegliendo cosa raccontare. E questa capacità di selezione comunica già qualcosa di te.
2. “Perché vuole lavorare con noi?”
Qui le risposte generiche si riconoscono immediatamente. “Perché siete un’azienda importante.” “Perché vorrei crescere professionalmente.” “Perché questa posizione mi interessa molto.” Non sono necessariamente affermazioni false. Semplicemente potrebbero essere rivolte a qualsiasi azienda. Prima del colloquio dedica un po’ di tempo a conoscere l’organizzazione. Guarda il sito, i servizi, i progetti, il settore in cui opera e rileggi attentamente l’annuncio al quale hai risposto. Poi chiediti: cosa c’è realmente in questa opportunità che incontra il mio percorso, le mie competenze o la direzione che vorrei dare alla mia carriera? È da lì che dovrebbe partire la tua risposta. Non devi adulare l’azienda. Devi dimostrare di aver compreso dove ti stai candidando e perché quella candidatura ha senso per te.
3. “Perché sta cercando un nuovo lavoro?”
Questa domanda può diventare delicata soprattutto quando stai lasciando un’esperienza difficile. Magari hai avuto problemi con il responsabile. Magari l’ambiente è diventato insostenibile. Oppure sei semplicemente arrivato alla conclusione che quel lavoro non fa più per te. La tentazione di raccontare tutto può essere forte. Ma il colloquio non è il luogo nel quale regolare i conti con l’azienda precedente. Puoi essere sincero senza trasformare la risposta in un’accusa. Prova a spostare l’attenzione da ciò da cui vuoi scappare a ciò verso cui vuoi andare. “Dopo alcuni anni nello stesso ruolo sento di avere consolidato molte competenze, ma di avere poche possibilità di assumere nuove responsabilità. Sto quindi valutando opportunità che possano permettermi di continuare a crescere.” È molto diverso da: “Me ne voglio andare perché il mio capo è impossibile.” Anche quando fosse assolutamente vero.
4. “Quali sono i suoi punti di forza?”
Qui accade qualcosa di curioso. Molte persone fanno una fatica enorme a parlare bene di sé. Altre rispondono con un elenco di aggettivi: “Sono preciso, affidabile, dinamico, flessibile, determinato e orientato al risultato.” Il problema non sono gli aggettivi. È che, senza un comportamento che li dimostri, dicono molto poco. Se vuoi raccontare un punto di forza, prova a collegarlo a qualcosa che hai realmente fatto. Se dici di essere organizzato, racconta brevemente una situazione nella quale questa capacità ti è stata utile. Se pensi di essere bravo nella gestione dei clienti difficili, porta un esempio. Se una tua caratteristica è la capacità di imparare rapidamente, spiega quando ti è capitato di doverlo fare. Le competenze diventano molto più credibili quando riesci a mostrarle attraverso i comportamenti.
Il colloquio è solo una parte del tuo percorso professionale.
Cercare lavoro significa imparare a raccontare ciò che sai fare, riconoscere il tuo valore e scegliere opportunità coerenti con la direzione che vuoi dare alla tua carriera. Nell’area Lavoro e Carriera trovi approfondimenti dedicati a colloqui, curriculum, orientamento professionale, ricerca attiva del lavoro, competenze e cambiamento professionale.
Scopri l’area Lavoro e Carriera5. “Qual è un suo punto debole?”
Eccola. La domanda che ha generato alcune delle risposte più improbabili nella storia dei colloqui. “Sono troppo perfezionista.” “Lavoro troppo.” “Sono troppo disponibile.” Il problema non è che queste risposte siano vietate. È che, quando vengono utilizzate come punti deboli costruiti apposta per sembrare punti di forza, risultano facilmente artificiali. Non devi nemmeno confessare qualcosa che comprometterebbe seriamente la tua candidatura. Puoi scegliere un’area di miglioramento reale e, soprattutto, spiegare cosa stai facendo per gestirla. Per esempio: “In passato tendevo a fare fatica a delegare perché preferivo controllare personalmente molte attività. Quando ho iniziato a coordinare alcuni progetti mi sono reso conto che questo atteggiamento rischiava di rallentare il lavoro. Ho quindi iniziato a definire meglio responsabilità e momenti di verifica.” Qui non stai dicendo di essere perfetto. Stai mostrando consapevolezza. Ed è molto più interessante.
6. “Perché dovremmo scegliere lei?”
Quando senti questa domanda potresti avere la sensazione di doverti trasformare improvvisamente nel miglior venditore di te stesso. Non serve. E soprattutto non devi dimostrare di essere migliore degli altri candidati, che probabilmente nemmeno conosci. La domanda può essere interpretata in modo molto più semplice: qual è il collegamento tra ciò che sai fare e ciò di cui questa posizione ha bisogno? Riprendi quindi due o tre elementi centrali dell’annuncio e collegali alla tua esperienza. “Credo che il mio profilo possa essere interessante soprattutto per due aspetti: ho già lavorato per diversi anni con clienti B2B e negli ultimi due ho seguito direttamente anche la gestione delle criticità. Mi sembra che siano entrambe competenze importanti per il ruolo che mi avete descritto.” Niente slogan. Niente “sono il candidato ideale”. Coerenza, esempi e concretezza.
7. “Mi racconti una situazione difficile che ha gestito”
Questa domanda può assumere tantissime forme. “Mi racconti un conflitto con un collega.” “Mi descriva un problema che ha dovuto risolvere.” “Mi faccia un esempio di un obiettivo particolarmente difficile che ha raggiunto.” Qui il recruiter non vuole sapere soltanto cosa è successo. Vuole capire come ti sei comportato. Per prepararti puoi utilizzare una struttura molto conosciuta nei processi di selezione: il metodo STAR. Non hai bisogno di citarlo durante il colloquio. Ti serve semplicemente per mettere ordine nella risposta. Situazione: cosa stava succedendo? Task: qual era il tuo compito o il problema da affrontare? Azione: cosa hai fatto concretamente? Risultato: cosa è successo dopo il tuo intervento? La parte più importante è spesso quella che i candidati dimenticano: l’azione. Evita quindi di raccontare per cinque minuti tutto ciò che accadde in azienda per poi liquidare in dieci secondi quello che facesti tu. Il protagonista della risposta devi essere tu.
8. “Come spiega questo periodo senza lavoro?”
Un periodo vuoto nel curriculum non è automaticamente qualcosa da nascondere. Può essere legato a moltissime situazioni: una ricerca di lavoro più lunga del previsto, esigenze familiari, formazione, un trasferimento, un progetto personale o semplicemente una fase nella quale hai avuto bisogno di ridefinire la tua direzione professionale. Non costruire giustificazioni complicate. Spiega brevemente ciò che è necessario e riporta poi l’attenzione sul presente. Per esempio: “Dopo la conclusione dell’ultima esperienza mi sono preso alcuni mesi per valutare con maggiore attenzione il passo successivo e nel frattempo ho seguito un percorso di aggiornamento su… Oggi sto cercando una posizione nella quale poter utilizzare soprattutto…” Un’interruzione non cancella ciò che sai fare. Quello che conta è anche il modo in cui riesci a dare un senso al tuo percorso.
9. “Dove si vede tra cinque anni?”
No, non devi prevedere il futuro. E nel mercato del lavoro attuale sarebbe anche piuttosto difficile farlo. Questa domanda serve soprattutto a esplorare aspettative, motivazioni e direzione professionale. Non è necessario conoscere il titolo esatto del ruolo che vorrai ricoprire nel 2031. Puoi invece parlare di ciò che vorresti imparare, delle responsabilità che desidereresti assumere e della direzione nella quale ti piacerebbe sviluppare le tue competenze. Una risposta potrebbe essere: “Mi piacerebbe consolidare le competenze che ho già acquisito nella gestione dei progetti e progressivamente assumere maggiore autonomia nel coordinamento. Non ho in mente necessariamente un titolo preciso, ma questa è la direzione nella quale vorrei crescere.” È concreta senza fingere di conoscere il futuro.
10. “Quali sono le sue aspettative economiche?”
Per molte persone questa è la domanda che fa aumentare davvero l’ansia. “E se chiedo troppo?” “E se chiedo troppo poco?” “Devo dire quanto guadagno adesso?” La prima cosa da fare è arrivare preparato. Prima del colloquio cerca di capire quale possa essere una fascia retributiva realistica per quel ruolo considerando settore, esperienza, responsabilità e contesto. E soprattutto chiarisci a te stesso quale proposta avrebbe senso accettare. Non devi necessariamente fornire una cifra secca nei primi minuti della selezione. Puoi ragionare su una fascia e chiedere maggiori informazioni sul ruolo e sul pacchetto complessivo. La retribuzione non dovrebbe essere affrontata come una prova di coraggio. È una parte della relazione professionale.
E poi arriva una domanda che molti candidati sottovalutano: “Vuole chiederci qualcosa?”
Tecnicamente siamo già arrivati a dieci. Ma questa non posso lasciarla fuori. Alla fine del colloquio arriva spesso: “Ha qualche domanda?” E moltissime persone rispondono: “No, grazie. È stato tutto chiarissimo.” Peccato. Perché quella domanda è un’opportunità. Puoi chiedere quali saranno le priorità della persona che entrerà nel ruolo, come è composto il team, quali saranno le fasi successive della selezione o quali risultati ci si aspetta nei primi mesi. Naturalmente dipende da ciò che è già emerso durante il colloquio. Non fare domande soltanto per dimostrare interesse. Fai domande perché anche tu hai bisogno di capire se vuoi davvero quel lavoro. Questo è un punto che tengo particolarmente a sottolineare. Un colloquio non serve soltanto all’azienda per scegliere te. Serve anche a te per scegliere l’azienda.
Come prepararsi alle domande senza sembrare preparati
Può sembrare una contraddizione, ma non lo è. Prepararsi bene significa arrivare al colloquio sapendo quali esperienze vuoi raccontare, quali competenze vuoi mettere in evidenza e quali esempi possono aiutarti a farle comprendere. Non significa memorizzare interi paragrafi. Anzi, una risposta imparata parola per parola rischia di diventare fragile appena il recruiter formula la domanda in maniera diversa da quella che avevi previsto. Prima del colloquio prova invece a individuare quattro o cinque episodi significativi della tua esperienza. Un risultato di cui sei soddisfatto. Un problema che hai risolto. Un errore dal quale hai imparato qualcosa. Una situazione nella quale hai collaborato con altre persone. Un momento difficile che hai gestito. Gli stessi episodi, osservati da prospettive differenti, possono aiutarti a rispondere a molte domande. E soprattutto saranno episodi veri.
Non cercare la risposta perfetta: cerca la tua risposta
Dopo anni trascorsi tra selezione, risorse umane e orientamento professionale, continuo a pensare che uno degli errori più frequenti sia affrontare il colloquio cercando disperatamente di capire cosa vuole sentirsi dire chi sta dall’altra parte della scrivania. Naturalmente un colloquio richiede strategia. Devi conoscere l’azienda, comprendere la posizione, selezionare le informazioni rilevanti e imparare a comunicare efficacemente le tue competenze. Ma c’è una differenza enorme tra prepararsi e costruire un personaggio. Il primo può aiutarti a raccontarti meglio. Il secondo rischia di portarti dentro un lavoro che forse non assomiglia affatto a ciò che stai cercando. Perciò, mentre prepari le risposte alle domande del tuo prossimo colloquio, prova ad aggiungerne una che probabilmente il recruiter non ti farà: “Questo lavoro è davvero adatto a me?” Perché superare brillantemente un colloquio è importante. Ma trovare un posto nel quale le tue competenze, le tue aspettative e la persona che sei possano avere spazio lo è ancora di più.
Domande frequenti
Colloquio di lavoro: le domande che ci facciamo tutti prima di entrare
Se hai un colloquio e non sai bene cosa aspettarti, è normale avere mille dubbi. Qui trovi risposte semplici alle domande che vengono cercate più spesso quando si prova a prepararsi senza sapere da dove cominciare.
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