Voglio cambiare lavoro dopo le ferie: sono solo stanco o è davvero il momento di cambiare?
A volte succede nell’ultimo giorno di ferie. La valigia è ancora mezza aperta, magari siamo appena tornati a casa, e invece di pensare a ciò che abbiamo fatto durante le vacanze iniziamo già a pensare a quello che ci aspetta lunedì mattina. Le mail. Le riunioni. Quel collega. Quel capo. La solita scrivania. La sensazione di ricominciare esattamente dal punto in cui avevamo lasciato. Ed ecco comparire un pensiero piuttosto netto: “Non voglio tornarci. Voglio cambiare lavoro.” Se ti è capitato, non significa necessariamente che domani mattina dovresti aggiornare LinkedIn, inviare venticinque curriculum e dimetterti entro venerdì. Ma non significa neppure che quel pensiero debba essere liquidato con un rassicurante “è solo il trauma da rientro”. A volte siamo semplicemente stanchi. Altre volte le ferie fanno qualcosa di molto interessante: creano una distanza sufficiente per permetterci di vedere meglio una situazione alla quale, durante l’anno, ci eravamo progressivamente abituati. E allora la domanda interessante non è soltanto: “Devo cambiare lavoro?”. È un’altra.
Perché proprio dopo le ferie mi viene voglia di cambiare lavoro?
Durante l’anno possiamo funzionare quasi per inerzia. Ci alziamo, organizziamo la giornata, affrontiamo scadenze, problemi, traffico, telefonate, responsabilità. Arriviamo al venerdì, recuperiamo qualcosa durante il weekend e il lunedì ricominciamo. Quando questo meccanismo funziona abbastanza bene, non c’è necessariamente qualcosa che non va. Il problema è che possiamo abituarci anche a situazioni che non ci fanno più stare bene. Le ferie interrompono temporaneamente quella routine. Cambiano gli orari, diminuiscono alcune richieste, recuperiamo spazi personali e soprattutto sperimentiamo per qualche giorno una vita nella quale il lavoro occupa una posizione diversa. È proprio il confronto tra questi due stati che può rendere più evidente qualcosa. Durante l’anno magari dicevi: “Sono stanco”. Dopo alcuni giorni lontano dal lavoro potresti accorgerti che la frase è diventata: “Sto bene quando non sono lì”. Non sono esattamente la stessa cosa.
Non voler rientrare al lavoro non significa automaticamente doverlo lasciare
Il rientro richiede comunque un riadattamento. Dopo un periodo nel quale abbiamo avuto maggiore libertà sugli orari, meno vincoli e magari più tempo per dormire, stare con le persone che amiamo o semplicemente non fare nulla, tornare improvvisamente alla sveglia delle 6.45 non entusiasma necessariamente nessuno. Possiamo sentirci rallentati, poco concentrati, irritabili o malinconici. Per questo eviterei di prendere decisioni importanti basandosi esclusivamente su come ci sentiamo la domenica sera prima del rientro. La domanda “voglio davvero cambiare lavoro?” merita qualche informazione in più. Concediti alcuni giorni. Rientra. Osserva cosa succede. Perché un conto è pensare “quanto tornerei volentieri al mare” mentre cerchi la password del computer aziendale. Un altro è ritrovare, dopo pochi giorni, esattamente quel malessere che ti accompagnava già prima delle ferie.
LEGGI ANCHE
Se il lavoro è diventato una domanda
Capire se cambiare è soltanto il primo passaggio. Può essere utile approfondire come recuperare davvero durante le pause, cosa accade quando la decisione di lasciare è già stata presa e come affrontare una ricerca di lavoro senza trasformarla in un'altra fonte di pressione.
3 consigli per staccare dal lavoro durante le ferie
Staccare davvero permette di recuperare energie e può anche aiutarti a osservare con maggiore distanza il rapporto che hai costruito con il lavoro.
Lavorare con motivazione durante il periodo di preavviso per dimissioni
Quando la decisione di lasciare è stata presa, resta da attraversare il tempo che separa il vecchio lavoro dalla nuova fase professionale.
Stress da ricerca del lavoro: come superarlo
Cercare un'alternativa può diventare a sua volta faticoso. Alcune riflessioni per proteggere motivazione e autostima durante la ricerca.
Il vero confronto non è tra vacanza e lavoro
Questo è un passaggio che considero particolarmente importante. Se confrontiamo una settimana trascorsa al mare con un lunedì mattina in ufficio, probabilmente il mare vincerà con un margine piuttosto ampio. Il confronto utile è un altro. Devi confrontare il tuo lavoro attuale con il tipo di vita professionale che vorresti costruire. È molto diverso. Chiediti quindi non soltanto se vorresti essere ancora in vacanza, ma cosa accade quando immagini di continuare a svolgere questo lavoro per i prossimi due o tre anni. La sensazione cambia? Riesci a immaginare un’evoluzione? C’è ancora qualcosa che desideri imparare? Esistono progetti che ti interessano? Ti senti riconosciuto? Vedi possibilità di crescita? Oppure senti soprattutto la necessità di resistere? Queste domande iniziano a spostare la riflessione dalla stanchezza del momento alla qualità della tua esperienza professionale.
Quando potrebbe essere soprattutto stanchezza da rientro
Ci sono situazioni nelle quali la voglia di mollare tutto tende a ridimensionarsi abbastanza velocemente. Magari nei primi giorni sei stanco, fai fatica a riprendere gli orari e guardi con nostalgia persino la foto dell’ombrellone storto sotto cui hai trascorso agosto. Poi gradualmente recuperi il ritmo. Ritrovi alcuni aspetti del lavoro che ti piacciono, ricominci a interessarti ai progetti, rivedi volentieri alcune persone e soprattutto torna una certa capacità di immaginarti dentro ciò che stai facendo. In questo caso il problema potrebbe riguardare maggiormente il passaggio tra due ritmi di vita molto differenti. Può essere comunque un’informazione utile. Se hai avuto bisogno di dieci giorni di ferie soltanto per sentirti nuovamente una persona, forse vale la pena interrogarsi sul modo in cui stai gestendo energie, confini e recupero durante l’anno. Non serve necessariamente cambiare lavoro. Potrebbe essere necessario cambiare qualcosa nel modo in cui lo stai vivendo.
Quando invece il desiderio di cambiare continua a tornare
Ci sono pensieri che arrivano all’improvviso e altri che ritornano. La differenza è importante. Forse avevi già pensato di cambiare lavoro a marzo. Poi c’era un progetto da terminare. A maggio eri esausto, ma ti sei detto che mancava poco alle ferie. A luglio hai iniziato a contare i giorni. Ad agosto sei stato meglio. E adesso, pensando al rientro, la stessa domanda è di nuovo lì. In questo caso settembre potrebbe non aver creato il problema. Potrebbe averlo semplicemente reso più visibile. Vale la pena osservare soprattutto la continuità nel tempo dell’insoddisfazione. Se da mesi senti che il lavoro non ti rappresenta più, se non riesci a individuare prospettive che ti interessino, se ciò che un tempo ti motivava ha perso progressivamente significato, allora forse non stai reagendo soltanto alla fine delle vacanze. Potresti trovarti dentro una transizione professionale.
A volte non è il lavoro a essere cambiato: sei cambiato tu
Questa possibilità viene considerata meno spesso. Possiamo scegliere un lavoro a 25 o 30 anni sulla base di esigenze, aspirazioni e priorità che in quel momento avevano perfettamente senso. Dieci o quindici anni dopo possiamo essere persone diverse. Sono cambiate le competenze, le responsabilità, le relazioni, magari è cambiata la famiglia. Sono cambiate le cose alle quali attribuiamo valore. Un lavoro che in passato rappresentava crescita, sicurezza o successo può non avere più lo stesso significato. Non perché abbiamo sbagliato allora. E neppure necessariamente perché quel lavoro sia diventato “brutto”. Semplicemente potrebbe esserci una distanza crescente tra la persona che eravamo quando abbiamo costruito quella carriera e quella che siamo diventati. È uno degli aspetti che trovo più interessanti nei percorsi di orientamento professionale: spesso le persone arrivano chiedendo “quale lavoro potrei fare?”, ma prima ancora può essere necessario ricostruire chi sono professionalmente oggi. Le transizioni non iniziano sempre con una decisione. A volte iniziano con una sensazione di incoerenza.
Quando il lavoro non ti rappresenta più
Cambiare lavoro, attraversare una crisi professionale, ritrovare motivazione o semplicemente capire che cosa non funziona più sono esperienze diverse. Nell'area Lavoro e Carriera trovi approfondimenti dedicati alle transizioni professionali, all'orientamento, al benessere lavorativo e alla costruzione di percorsi più coerenti con la persona che sei oggi.
Scopri l'area Lavoro e CarrieraPrima di cambiare lavoro prova a capire che cosa vuoi cambiare
Dire “voglio cambiare lavoro” sembra una frase molto precisa. In realtà può significare moltissime cose. Potresti voler cambiare azienda mantenendo lo stesso mestiere. Potresti essere soddisfatto della professione ma non del tuo responsabile. Potresti desiderare maggiore autonomia. Potresti non sopportare più un’organizzazione nella quale non ti riconosci. Potresti avere bisogno di guadagnare di più. Oppure potresti aver perso interesse per ciò che fai e desiderare una vera riconversione professionale. Sono scenari completamente differenti. Dopo molti anni trascorsi anche nel mondo delle risorse umane, continuo a considerare fondamentale questo doppio sguardo: non tutto ciò che ci fa stare male sul lavoro appartiene alla persona e non tutto dipende dall’organizzazione. Dobbiamo provare a capire come interagiscono persona, ruolo e contesto. Cambiare azienda quando il problema è la professione rischia di portarci, dopo qualche mese, nello stesso punto con un badge diverso. Cambiare professione quando il problema è un ambiente organizzativo molto specifico potrebbe invece significare abbandonare qualcosa che ancora ci piace.
“Sono in burnout?”
È una domanda che oggi compare molto rapidamente quando si parla di stanchezza lavorativa. Ma essere stanchi, demotivati o desiderare di cambiare lavoro non significa automaticamente essere in burnout. Il burnout è collegato allo stress cronico nel contesto lavorativo e comprende dimensioni che vanno oltre la semplice voglia di ferie o l’insoddisfazione per il proprio impiego. Allo stesso tempo, una sofferenza lavorativa persistente non dovrebbe essere banalizzata soltanto perché non possiamo darle immediatamente un nome. Puoi essere profondamente insoddisfatto del tuo lavoro senza essere in burnout. Puoi attraversare una crisi professionale senza avere un disturbo psicologico. E puoi essere molto affaticato senza aver bisogno di cambiare carriera. Da un singolo elemento non possiamo saperlo. Dobbiamo guardare durata, intensità, contesto, funzionamento quotidiano e ciò che sta accadendo anche nelle altre aree della vita. Capire prima di etichettare, anche quando parliamo di lavoro, rimane una buona regola.
Un piccolo esperimento: non decidere subito, raccogli informazioni
Se dopo le ferie senti fortemente il bisogno di cambiare, puoi trasformare le prime settimane di rientro in un periodo di osservazione. Non significa rimandare indefinitamente. Significa evitare che una decisione importante venga presa soltanto per allontanarsi da qualcosa. Per due o tre settimane prova a osservare quando compare maggiormente il disagio. È legato a determinate attività? Alle persone? Agli orari? Alla pressione? Alla mancanza di autonomia? Al fatto che non impari più nulla? Alla sensazione di non essere riconosciuto? Oppure alla professione stessa? Osserva anche l’altra parte. Esistono ancora momenti nei quali quel lavoro ti interessa? Quali? Che cosa dovrebbe cambiare perché tu possa immaginare di rimanere? E soprattutto: se domani ricevessi un’offerta identica, stesso ruolo e stesse attività, ma in un’altra azienda, saresti contento? La risposta a quest’ultima domanda può essere particolarmente interessante.
Non cercare soltanto da cosa vuoi scappare
Quando un lavoro diventa pesante è naturale concentrare tutta l’attenzione su ciò che vogliamo eliminare. “Non voglio più questo capo.” “Non sopporto questi ritmi.” “Non voglio più fare riunioni inutili.” “Non voglio più sentirmi così.” Sono informazioni preziose. Ma non bastano per costruire una scelta. Una transizione professionale diventa più consapevole quando, accanto a ciò che vogliamo lasciare, iniziamo a definire ciò verso cui desideriamo muoverci. Quali competenze vuoi continuare a utilizzare? Quali vorresti sviluppare? Che rapporto desideri tra lavoro e vita privata? Quanto contano stabilità economica, autonomia, crescita, riconoscimento, flessibilità, relazioni, significato? Non esiste una risposta universalmente corretta. Esiste una combinazione più o meno coerente con la persona che sei oggi.
E se scopro che voglio davvero cambiare?
Non significa che tu debba dimetterti domani. Anzi. Una delle conseguenze più utili del fare chiarezza è poter trasformare un generico “non ce la faccio più” in un progetto. Puoi esplorare il mercato. Aggiornare le competenze. Ricostruire il curriculum. Capire quali ruoli potrebbero interessarti. Parlare con persone che svolgono professioni che stai considerando. Verificare quanto siano realistiche alcune alternative. Valutare tempi, risorse economiche e vincoli familiari. Il cambiamento professionale non deve essere necessariamente un salto nel vuoto. Può essere una transizione progettata. E spesso la prima parte di quella transizione avviene mentre siamo ancora nel vecchio lavoro.
Forse settembre non ti sta dicendo di licenziarti
Potrebbe però farti una domanda che durante l’anno hai avuto poco tempo per ascoltare. “Questo lavoro ha ancora senso per me?” Non serve rispondere immediatamente. Puoi tornare, osservare, recuperare il ritmo e vedere cosa rimane quando l’effetto del rientro si attenua. Se dopo qualche settimana ritrovi energia, interesse e progettualità, forse avevi soprattutto bisogno di recuperare. Se invece ritorna rapidamente la stessa sensazione che avevi prima delle ferie, se il pensiero di cambiare ti accompagna da mesi e soprattutto se non riesci più a immaginare un’evoluzione dentro la situazione attuale, quella domanda merita spazio. Non perché ogni insoddisfazione debba trasformarsi in dimissioni. Ma perché anche continuare a rimanere è una scelta. E può essere utile capire se la stai facendo davvero oppure se, semplicemente, non hai ancora avuto il tempo di chiederti dove vorresti andare.
Chatta con Claudia
Commenti recenti