Mio figlio non sa che scuola scegliere: come accompagnarlo senza scegliere al posto suo
“Mamma, non lo so.” “Ma almeno dimmi cosa ti piacerebbe fare.” “Non lo so.” “Scientifico?” “Boh.” “Classico?” “Non lo so.” “Tecnico?” “Ti ho detto che non lo so!” Per molti genitori la scelta della scuola superiore comincia più o meno così. Da una parte c’è un adulto che vede avvicinarsi una scadenza concreta e vorrebbe aiutare. Dall’altra c’è un ragazzo di tredici o quattordici anni al quale viene chiesto di prendere una decisione che, almeno nella sua testa, può suonare molto più grande di lui. Se tuo figlio non sa che scuola scegliere, la tentazione è comprensibile: raccogliere informazioni, confrontare programmi, valutare opportunità future e, a un certo punto, arrivare alla conclusione che forse sarebbe molto più semplice scegliere noi. Il problema è che orientare un figlio non significa trovargli la scuola giusta. Significa aiutarlo a costruire gli strumenti per arrivare a una scelta che possa riconoscere almeno in parte come propria. Ed è proprio questa la parte più difficile.
A tredici anni scegliere una scuola può sembrare scegliere tutta la vita
Noi adulti sappiamo, o almeno dovremmo sapere, che una scelta scolastica non determina in modo irreversibile tutto il futuro di una persona. A tredici o quattordici anni, però, la percezione può essere molto diversa. “Se scelgo male?” “E se poi non sono capace?” “E se mi pento?” “Che lavoro farò?” “E se i miei amici vanno tutti da un’altra parte?” A queste domande si aggiungono quelle degli adulti. “Cosa vuoi fare da grande?” “Quali materie ti piacciono?” “Dove ti vedi tra cinque anni?” Domande legittime, ma non sempre semplici. Perché un adolescente potrebbe non sapere affatto cosa vuole fare da grande. Potrebbe cambiare idea nel giro di pochi mesi. Potrebbe essere bravo in una materia senza desiderare di studiarla per altri cinque anni. Oppure potrebbe avere interessi che a scuola non ha ancora avuto occasione di sperimentare. L’orientamento serve proprio qui: non a pretendere una risposta che ancora non c’è, ma a creare le condizioni perché quella risposta possa diventare progressivamente più chiara.
Il primo errore è partire subito dall’elenco delle scuole
Quando nei percorsi di orientamento incontro ragazzi indecisi, una delle cose che trovo più utili è spostare temporaneamente l’attenzione dalla domanda “quale scuola scegli?” a una domanda precedente: “cosa sappiamo di te?”. Orientarsi, infatti, non significa soltanto conoscere l’offerta formativa. Significa mettere in relazione due mondi: quello delle possibilità esterne e quello della persona che dovrà viverle. Prima ancora di discutere di licei, tecnici e professionali può essere utile osservare tuo figlio nella sua quotidianità. Quali argomenti lo incuriosiscono spontaneamente? In quali attività riesce a rimanere coinvolto più a lungo? Preferisce comprendere concetti astratti oppure vedere concretamente come funzionano le cose? Gli piace leggere, progettare, costruire, discutere, risolvere problemi, creare? Come vive lo studio? Quali materie gli interessano davvero e quali semplicemente gli riescono bene? Sono domande diverse da “dove prende i voti più alti?”. E questa differenza è importante.
I voti raccontano qualcosa, ma non raccontano tutto
“Ha nove in matematica, quindi deve fare lo scientifico.” È una conclusione apparentemente logica. Ma un buon voto non coincide necessariamente con un interesse. Un ragazzo può ottenere risultati eccellenti in una materia perché è diligente, perché ha un buon metodo di studio o perché possiede determinate capacità, senza desiderare che quella materia occupi una parte importante del proprio futuro. Vale anche il contrario. Un interesse può esistere nonostante un rendimento ancora incostante. Naturalmente i risultati scolastici sono informazioni utili e non avrebbe senso ignorarli. Ma dovrebbero essere letti insieme ad altri elementi: interessi, motivazione, modalità di apprendimento, caratteristiche personali, autonomia nello studio, curiosità e disponibilità a impegnarsi. Soprattutto, attenzione a trasformare un voto in un’identità. “Tanto tu non sei portato per le materie scientifiche.” “Tu sei quello creativo.” “Non sei tipo da liceo.” Frasi del genere rischiano di chiudere possibilità proprio nell’età in cui una persona sta ancora scoprendo molte parti di sé.
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Chiedigli cosa gli piace, ma anche cosa non vorrebbe
Non tutti gli adolescenti riescono a rispondere alla domanda “cosa ti appassiona?”. E non è necessariamente un problema. A volte noi adulti immaginiamo che a quattordici anni debba già esistere una passione riconoscibile che indichi chiaramente la strada: ama gli animali, quindi farà il veterinario; disegna bene, quindi sceglierà un percorso artistico; usa molto il computer, quindi informatica. La realtà è spesso molto meno lineare. Per alcuni ragazzi può essere più facile procedere per esclusione. “Quale tipo di giornata scolastica ti peserebbe molto?” “Ci sono materie che non vorresti studiare in modo approfondito per cinque anni?” “Preferiresti un percorso soprattutto teorico o vorresti anche attività più pratiche?” “C’è una scuola che hai escluso? Per quale motivo?” Anche capire cosa non si desidera può restringere progressivamente il campo delle possibilità.
Non confondere ciò che desideri per lui con ciò che desidera lui
Questa è probabilmente la parte più delicata. Ogni genitore arriva alla scelta della scuola portando con sé una storia. La propria esperienza scolastica, le opportunità che ha avuto o che non ha avuto, l’idea di successo, le paure sul futuro, il desiderio di proteggere il figlio dalle difficoltà. A volte anche qualche vecchio pregiudizio. “Con il liceo poi può fare tutto.” “Quella scuola è troppo difficile.” “Con quell’indirizzo non troverà lavoro.” “È sprecato per quella scuola.” Può essere utile fermarsi e chiedersi: sto parlando di mio figlio o delle mie aspettative? Non perché il parere dei genitori non conti. Al contrario, un adolescente ha ancora bisogno di adulti capaci di guidarlo, offrirgli informazioni e aiutarlo a vedere conseguenze che da solo potrebbe non considerare. Ma guidare non significa sostituirsi. Il confine passa spesso dal modo in cui utilizziamo la nostra esperienza: possiamo metterla a disposizione oppure trasformarla nella risposta che nostro figlio dovrebbe necessariamente accettare.
Attenzione alla paura di deludervi
C’è poi un elemento meno visibile. Alcuni ragazzi sembrano molto convinti di una scelta, ma in realtà stanno cercando di capire quale scelta renderebbe più soddisfatti i genitori. Non serve necessariamente una famiglia autoritaria perché questo accada. Un adolescente può percepire aspettative anche attraverso commenti occasionali, confronti, entusiasmi molto evidenti verso un’opzione e silenzi altrettanto evidenti verso un’altra. “Lo scientifico sarebbe proprio una bella scuola per te.” Se questa frase viene ripetuta abbastanza volte, potrebbe diventare difficile capire dove finisce il consiglio del genitore e dove comincia il desiderio del ragazzo. Un modo utile per verificarlo può essere chiedergli: “Se fossi sicuro che io non rimarrei deluso da nessuna delle possibilità, quale vorresti approfondire?” La risposta potrebbe non arrivare immediatamente. Ma la domanda apre uno spazio interessante.
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Scopri l'area Adolescenti e GenitoriGli amici contano più di quanto vorremmo
“Voglio andare lì perché ci va Matteo.” Per un adulto può sembrare una pessima motivazione. Per un adolescente, molto meno. A questa età le relazioni con i pari hanno un peso importante e immaginare di entrare in una scuola nuova senza conoscere nessuno può fare paura. Liquidare la questione con “non puoi scegliere una scuola per gli amici” rischia però di chiudere la conversazione. Possiamo riconoscere quella preoccupazione e, contemporaneamente, allargare lo sguardo. “Capisco che andare con Matteo ti farebbe sentire più tranquillo. Proviamo però a capire se quella scuola potrebbe piacerti anche se Matteo cambiasse idea?” In questo modo non svalutiamo ciò che sente, ma lo aiutiamo a distinguere due bisogni differenti: sentirsi al sicuro socialmente e scegliere un percorso scolastico adatto a sé.
Dagli informazioni, non soltanto consigli
Una buona scelta ha bisogno di realtà. Visitare gli istituti, partecipare agli open day, leggere i piani di studio, parlare con studenti che frequentano già quella scuola, osservare laboratori e ambienti può trasformare un’idea astratta in qualcosa di molto più concreto. Ed è importante che sia tuo figlio a partecipare attivamente. Non limitarti a raccogliere tutto tu e presentargli alla fine una relazione comparativa degna di un consiglio di amministrazione. Lascia che cerchi informazioni. Che prepari domande. Che durante un open day osservi ciò che interessa a lui, anche se non coincide con ciò che avresti guardato tu. Dopo la visita, invece di chiedere immediatamente “allora, ti iscrivi qui?”, puoi provare con: “Cosa ti è piaciuto?” “Cosa non ti convince?” “C’è qualcosa che ti ha sorpreso?” “Riesci a immaginarti in quella scuola?” L’orientamento passa anche dall’esperienza. Le evidenze internazionali sull’orientamento adolescenziale sottolineano proprio il valore dell’esplorazione attiva, dell’accesso alle informazioni e del contatto con possibilità concrete, piuttosto che di una scelta costruita soltanto in astratto.
Se cambia idea tre volte non significa che non sappia scegliere
Può significare esattamente il contrario: sta confrontando possibilità. All’inizio potrebbe dire liceo scientifico, dopo un open day preferire un tecnico, due settimane dopo tornare sul liceo. Per un genitore che vorrebbe chiudere la questione può essere esasperante. Ma scegliere richiede anche poter formulare ipotesi e poi modificarle alla luce di nuove informazioni. Il punto non è chiedergli di essere coerente con quello che aveva detto a ottobre. È aiutarlo a capire perché ha cambiato idea. “Che cosa hai scoperto che prima non sapevi?” Questa domanda trasforma l’indecisione in esplorazione.
E se proprio non riesce a scegliere?
A volte, nonostante open day, conversazioni e informazioni, il ragazzo rimane completamente bloccato. Prima di interpretarlo come immaturità, vale la pena capire cosa alimenta l’indecisione. Può esserci paura di sbagliare. Timore di deludere qualcuno. Scarsa conoscenza di sé. Informazioni insufficienti. Difficoltà a immaginarsi nel futuro. Oppure semplicemente troppe possibilità percepite come equivalenti. In questi casi un percorso di orientamento può essere utile proprio perché introduce uno spazio terzo. Non qualcuno che dica al ragazzo “devi scegliere questa scuola”, ma una persona che lo aiuti a esplorare interessi, caratteristiche personali, capacità, valori, desideri, paure e possibilità concrete. Anche eventuali strumenti di orientamento devono essere utilizzati in questo modo. Un questionario non dovrebbe trasformarsi nella macchina che produce il verdetto finale: “il test dice scientifico”. Può offrire informazioni e spunti. La scelta nasce dall’integrazione di più elementi e soprattutto dalla riflessione che il ragazzo riesce a costruire su di sé.
Il vero obiettivo non è scegliere la scuola perfetta
Forse questa è la parte che può alleggerire anche noi adulti. Non possiamo garantire a un figlio che non cambierà idea. Non possiamo sapere con certezza se tra due anni amerà ancora le stesse materie. E non possiamo costruire una scelta completamente priva di rischio. Possiamo però aiutarlo a imparare qualcosa di molto importante: come si prende una decisione quando non si possiedono tutte le certezze. Raccogliere informazioni. Ascoltarsi. Confrontare alternative. Chiedere aiuto. Considerare opportunità e limiti. Tollerare una quota di dubbio. Assumersi progressivamente la responsabilità di una scelta. Da questo punto di vista, scegliere la scuola superiore è molto più di una pratica da completare entro la scadenza delle iscrizioni. È uno dei primi grandi esercizi di autonomia. Il nostro compito di genitori non è scomparire e dire: “Decidi tu, è la tua vita”. E neppure prendere il comando perché “a quattordici anni non può sapere cosa è meglio”. Possiamo stare in una posizione più complessa: abbastanza vicini da accompagnarlo e abbastanza indietro da permettergli di scegliere. Perché un giorno tuo figlio dovrà prendere decisioni senza di te. E forse uno dei modi migliori per prepararlo non è insegnargli quale strada prendere, ma aiutarlo a capire come trovare la propria.
Domande frequenti
Scelta della scuola superiore: i dubbi dei genitori
Quando un figlio è indeciso è facile chiedersi quanto intervenire, quanto aspettare e quali elementi considerare davvero.
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