Uso improprio dell’immagine aziendale per violare la privacy delle clienti

Uso improprio dell’immagine aziendale per violare la privacy delle clienti

Quando una proposta indecente arriva da chi dovrebbe tutelare i tuoi dati

Per il nostro appuntamento di settembre di A lavoro? Vabbè. Mi sono fatta di peggio un tema per riflettere che ci fa alzare la guardia rispetto al concetto di sicurezza dei dati e privacy.

Quante fidelity card ha ognuno noi? Che succede se la persona a cui affidiamo i nostri dati decide di usarli in modo, decisamente creativo, se non del tutto criminale? Senza contare che usando l’immagine della propria azienda tutto può decisamente complicarsi.

La situazione può diventare un problema anche per il datore di lavoro dato l’uso improprio e spregiudicato dell’immagine aziendale sui social.

Nella storia che vi proponiamo la protagonista è una cliente che ha a che fare con un commesso non troppo professionale.

Vado con mio marito in un noto store di articoli per l’infanzia: sono incinta di otto mesi e vogliamo fare la “lista nascita”. Un commesso molto gentile, sulla quarantina, ci aiuta nell’intento. Passano un paio di giorni e il fenomeno mi aggiunge su Facebook: nella foto profilo indossa la maglia “aziendale” dello store“.

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Dal negozio al contatto sui social

Convinta che mi stia contattando per pubblicità di offerte e campagne promozionali, accetto. Tempo zero, mi aggiunge ad un gruppo di foto erotiche (tendenti al porno) di donne palesemente incinte. Contestualmente mi invia un messaggio in cui mi spiega che si eccita con le donne col pancione, le quali sono il suo personale feticismo. Ci tiene però a precisare che prima di aver visto me non ha mai contattato una cliente. Non pago, mi chiede di inviargli delle mie foto nuda e col pancione, specificando che gli servono per l’autoerotismo e dice che poi non mi disturberà più“.

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Lo blocco subito, ma stampo tutta la conversazione e il giorno dopo mi presento come una furia dalla direttrice dello store, la quale sbianca e mi assicura che prenderà provvedimenti, cosa che poi in effetti ha fatto”.

Vi è mai capitato che la vostra privacy venisse violata in questo modo da persone che avrebbero dovuto, anzi, tutelare i vostri dati? Come vi siete comportati?

Al prossimo secondo lunedì con le storie più increbili ma vere di A lavoro? Vabbè. Mi sono fatta di peggio!

A proposito Dell'autore

Vabbè mi sono fatta di peggio

Laura Scaini e Giulia Nardo. “Coinquiline ai tempi dell’università, nei vari anni di convivenza hanno accumulato esperienze di vario genere. Ogni volta che una raccontava all’altra l’ennesimo fallimento che la vedeva protagonista, quest’ultima commentava: Vabbè, che sarà mai, ti sei fatta di peggio!”. Laura vive nella città che adora, Bologna, fin dai tempi dell’Università. Nella vita di tutti i giorni è un’entusiasta impiegata di una compagnia di assicurazioni sanitarie. Giulia vive e lavora a Praga in una Corporate. Nel suo cuore ci sarà sempre un posto speciale per Bologna. Insieme sono Vabbè. Mi sono fatta di peggio che è una Community ma anche un libro pazzesco da leggere. Qui su Lavoro con Stile per aiutarci ad affrontare con ironia la vita e le relazioni in ufficio!

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