Smart working e dimensione personale

Smart working e dimensione personale

Uno strumento per sostenere l’engagement dei propri dipendenti e migliorare la qualità del lavoro.

Le analisi di clima, volte a rilevare e a fornire una fotografia della qualità delle relazioni di un gruppo di lavoro, rappresentano oggi un potente strumento per le Aziende e per quegli imprenditori più sensibili ed attenti al proprio personale.
Il Decreto Legislativo 81/08 che è conosciuto e identificato come carta dei diritti e doveri in materia di Sicurezza sul Lavoro si pone degli obiettivi ben più ambiziosi tra cui estendere la cura e la qualità dell’esperienza a lavoro del dipendente come principio fondante del lavoro stesso.
Una rivoluzione culturale, a mio avviso, che dovrebbe passare dalla condivisione di questi valori e che andrebbe ottimizzata proprio in occasione della formazione obbligatoria che non può e non deve ridursi ad un passaggio di informazioni su dpi, percorsi ed uscite d’emergenza…
E’ importante intervenire sul proprio personale costantemente con azioni volte a sviluppare ed alimentare l’engagement ed un clima propositivo in entrambe le direzioni. Investire in analisi di clima e performance, formazione specifica e trasversale (ad es. soft skills), piattaforme di welfare e/o avviare in azienda progetti sperimentali di lavoro flessibile (es. Smart Working) potrebbero rappresentare per gli imprenditori soluzioni ma perché no un obiettivo al pari della produttività e del posizionamento sul mercato della propria impresa.

Sarebbe funzionale e strategico intervenire sul proprio gruppo di lavoro fornendo delle risorse utili per rispondere ed affrontare le criticità al pari di quelle investite, generalmente, per conseguire risultati più profittevoli. Evitando di ricorrere all’intervento solo ed esclusivamente in occasione di un momento di empasse in modalità “riparativa”.
Questa breve riflessione per introdurre il tema dello Smart Working come una delle risposte possibili all’obiettivo del Work-Life Balance, dimensione che fa riferimento alla capacità di trovare un equilibrio tra la vita professionale (caratterizzata da un percorso di carriera) e la vita privata (che non necessariamente è da identificarsi con gli impegni di famiglia; vi rientrano infatti la possibilità di praticare uno sport, fare del volontariato, e non ultimo il tempo libero inteso come svago).
Molto interessanti a riguardo sono le “Linee Guida in materia di promozione della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro” art 14 della Legge 124/2015 (antecedenti alla Legge 81/2017 ultimo provvedimento legislativo sul Lavoro Agile) che introducono concetti chiave quali la “riorganizzazione aziendale”, la “mappatura dei processi”, la “responsabilizzazione”, la “valutazione delle performance”, un aspetto questo ultimo che appare determinante.

Nel nostro Paese questa rivoluzione culturale ed organizzativa è già iniziata!

E’ il 2012 l’anno in cui si costituisce ufficialmente l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano (School of Management) che opera a più livelli attraverso l’attività di ricerca e sensibilizzazione sul tema.
Su questo terreno fertile si innesta il Premio, istituito dalla stessa realtà, Smart Working Award (a partire dal 2012) volto a sostenere e promuovere la cultura dell’innovazione e allo stesso tempo della condivisione delle Best Practice.
Nei primi anni il ricorso allo Smart Working è stato un appannaggio quasi esclusivo delle Multinazionali, che riadattavano lo strumento al contesto italiano sulla base delle normative di riferimento.

Ho scelto alcuni testi che potrebbero esserti d’aiuto nell’approfondimento dell’argomento.

Oggi possiamo immaginare che sia un obiettivo alla portata di tutte quelle aziende pronte a mettersi in gioco! 

Francesco Porotto, HR and Organization nonché Digital Learning Manager di Vodafone afferma in un intervento in occasione di una tavola rotonda sul tema (19/09/2017 Il lavoro diventa Smart working, Zeta Service) che: “lo Smart Working consente di Rivedere il Design dell’Organizzazione per introdurre nuovi processi: Responsabilizzazione e Fiducia”. Nello stesso contributo condivide i risultati relativi all’introduzione dello strumento in azienda a partire dal 2011 fornendo dati estremamente positivi ed incoraggianti.
La responsabilizzazione e la fiducia nella relazione manager-collaboratore rappresentano “il segreto del successo” ed al contempo il motore del cambiamento.


Sostiene con altrettanto impegno questi valori, l’A. D. Siemens (azienda che si è aggiudicata nel 2015 lo Smart Working Award), Federico Golla “Siamo partiti sei anni fa con una rivoluzione culturale che ha portato ad un radicale cambio di paradigma, un’innovazione coerente con l’impatto della digitalizzazione sui modelli di business e sulle nostre vite. Oggi formalizziamo con le parti sociali un percorso di successo e dialogo continuo”. Questo intervento è tratto dall’ufficializzazione dell’estensione dello Smart Working a tutti i lavoratori Siemens a partire dal 1° Gennaio 2018.

Questi modelli virtuosi dimostrano come sia possibile introdurre in azienda lo Smart Working iniziando da un progetto pilota (con un coinvolgimento contenuto di dipendenti) ed in modo assolutamente graduale.
Un dato importante dimostra come lo Smart Working nel tempo possa essere esteso a più funzioni aziendali ed aree operative sulla scorta della innovazione digitale e della ricerca di soluzioni alternative volte a garantire maggiore flessibilità anche agli addetti alla produzione.

Obiettivo più flessibilità per tutti!

Questo strumento rientra a pieno titolo tra le risposte che un’azienda può fornire ai propri dipendenti con l’obiettivo di facilitarli nel mantenere un equilibrio tra tempi di vita e carriera e può incrementare negli stessi:
1) La Motivazione estrinseca;
2) L’Engagement e la fidelizzazione;
3) La Produttività.

Lo Smart Working inteso come flessibilità e rispetto della dimensione personale, che ho ripreso nel titolo dell’articolo, è un’espressione utilizzata dalla HR Manager Ikea Renata Duretti, che ho avuto modo di apprezzare in un breve video sul tema. Ci sono numerosi contributi sull’Open Office Concept e sulla condivisione dello stato di avanzamento dello Smart Working in Italia.

Mi preme sottolineare che non si tratta esclusivamente di realtà multinazionali.

A proposito Dell'autore

Claudia Campisi

Claudia, 36 anni. Psicologa, Career Coach & Hr specializzata nel settore della Moda. Inevitabilmente Blogger, appassionata di lettura e alla costante ricerca di nuovi tools digitali da provare e condividere…meglio se a costo zero. Mamma di due splendidi bambini e un Beagle. Il mio motto non può che essere Smile is Chic!

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