Recensione libro Il viaggio dell’elefante

Recensione libro Il viaggio dell’elefante

Libro singolare, sospeso tra realtà e leggenda, animato da una grande forza evocativa

Josè Saramago è un autore portoghese assai discusso nell’ambito della Letteratura contemporanea. Insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1998, egli è uno scrittore atipico, dai toni spesso provocatoriamente blasfemi, che per di più si serve di uno stile non propriamente piano e comprensibile a tutti.

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Allo stesso tempo Saramago è latore di una grandissima potenza espressiva ed evocativa ed è provvisto di una sensibilità spiccata nei confronti dell’universo femminile, delle persone umili, abbandonate, derelitte al punto tale da configurarsi, insieme con la sua penna tagliente e peregrina, una singolare eccellenza con cui vale la pena fare la nostra conoscenza. Ho deciso di proporvi “Il viaggio dell’elefante” perchè con la sua tematica lieve e giocosa può costituire un buon traino verso lo spirito, le tematiche e la finezza narrativa saramaghiana, con l’augurio di interessarvi e spingervi ad accostare successivamente altri suoi testi più forti e e imegnativi.

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Allo stesso tempo Saramago è latore di una grandissima potenza espressiva ed evocativa ed è provvisto di una sensibilità spiccata nei confronti dell’universo femminile, delle persone umili, abbandonate, derelitte al punto tale da configurarsi, insieme con la sua penna tagliente e peregrina, una singolare eccellenza con cui vale la pena fare la nostra conoscenza. Ho deciso di proporvi “Il viaggio dell’elefante” perchè con la sua tematica lieve e giocosa può costituire un buon traino verso lo spirito, le tematiche e la finezza narrativa saramaghiana, con l’augurio di interessarvi e spingervi ad accostare successivamente altri suoi testi più forti e e imegnativi.

Breve trama Il viaggio dell’elefante

La leggenda racconta che nel 1551 il re di Portogallo Dom Joao III abbia inviato al cugino Massimiliano arciduca d’Austria un elefante come dono di nozze. Il libro narra il lungo viaggio compiuto dal pachiderma Salomone e dal suo custode indiano Subhro dalla corte di Lisbona fino a quella viennese.

I due sono accompagnati da una pittoresca carovana di ufficiali, soldati, servitori e si troveranno a essere gli involonatri protagonisti di una serie di vicende straordinarie e miracolose che confeririranno loro un’aura di comica e sorniona santità.

I due sono accompagnati da una pittoresca carovana di ufficiali, soldati, servitori e si troveranno a essere gli involonatri protagonisti di una serie di vicende straordinarie e miracolose che confeririranno loro un’aura di comica e sorniona santità.

Perchè il Viaggio dell’elefante è un libro da leggere

Molteplici sono le ragioni per leggere “Il viaggio dell’elefante”. Esso si presenta come un libro singolare, sospeso tra realtà e leggenda, dal contenuto leggero e meno angosciante rispetto alla gran parte della produzione di Josè Saramago, eppure animato dalla stessa forza evocativa e dal costante bisogno di smontare rigidità e chiusure religiose e sociali. Prova ne sono i pungenti riferimenti all’Inquisizione e ai suoi metodi intimidatori e all’egoismo dei membri della Chiesa, spesso responsabili di “piegare” gli eventi a proprio favore – è il caso del miracolo simulato dell’inginocchiamento dell’elefante dinanzi alla Basilica di Sant’Antonio di Padova- servendosi di velate e poco ortodosse minacce.

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Ma Salomone è anche capace di miracoli reali, che sceglie lui deliberatamente di fare senza alcuna costrizione, mosso da inspiegabile magnanimità, come quando guida l’uomo disperso nella nebbia verso la strada maestra grazie ai suoi sonori barriti, o quando salva una bimba da morte certa afferrandola con la proboscide e impedendole di finire schiacciata sotto le sue zampe. Inevitabile l’effetto di straniamento che si crea, la continua sospensione tra sacro e profano, l’ammiccamento a noi lettori a non prendere troppo sul serio le istituzioni costituite, la Monarchia, il Clero, e a considerare la natura tutta animata da un suo superiore potere salvifico.

Mi piacerebbe poi fare un ultimo riferimento alla figura del cornac Subhro, fedele custode e amico dell’elefante, sempre in grado di adattare la sua personalità a seconda di chi gli si pone davanti, mai con servilismo, sempre cercando di mantenere onestà intellettuale e ascolto ai bisogni primari di Salomone. Con la sua discrezione, ma anche con la sua capacità di farsi valere sempre, Subhro guadagna la stima e la considerazione anche dei membri più alti della carovana, pur nelle diversità sociali e culturali; le pagine che raccontano il momento del congedo tra il cornac e il comandante dell’armata portoghese sono infatti tra le più toccanti dell’intero libro, piene di cameratismo e rispetto identitario, monito attualissimo oggi come nell’Europa della Controriforma.

A proposito Dell'autore

Francesca La Marca

Francesca, 37 anni, laureata in Lettere con specializzazione in Filologia Moderna. Lettrice da tutta la vita, appassionata di arte, viaggi e fotografia. Con la mia fotocamera amo catturare momenti della vita quotidiana, convinta che la bellezza stia in ciò che ci circonda: basta solo saperla curare e preservare.

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