Recensione libro Il lupo della steppa

Recensione libro Il lupo della steppa

Un radicale e anticonvenzionale romanzo di Herman Hesse

Il lupo della steppa è uno tra i più importanti romanzi di Hermann Hesse, di certo tra i più radicali e anticonvenzionali; già a partire dalla sua configurazione infatti, il libro si presenta come una sorprendente innovazione. Esso si articola in tre parti strutturate secondo le tappe del Bildungsroman, e si rivela un vero e proprio viaggio spirituale che comporterà un cambiamento, una crescita e la conquista di un nuovo io.

Breve trama Il lupo della steppa

Già in precedenza abbiamo accennato alla ripartizione del romanzo in tre parti: la prima è una Prefazione ad opera di un immaginario curatore, amico e depositario delle memorie del protagonista, Harry Haller che impareremo presto a conoscere anche come “Lupo della steppa”; la seconda parte è costituita dalle Memorie stesse di Harry, una sorta di diario nel quale troviamo narrate le esperienze che porteranno al suo cambiamento umano e spirituale;

all’interno di questa sezione s’innesta la terza parte del libro, una dissertazione che esemplifica i principali tratti caratteriali del personaggio-Lupo, tratti nei quali Harry si identifica pienamente, salvo poi scardinarli dopo una serie di inattesi e sorprendenti incontri, come quello con la cocotte Erminia e il suo amico saxofonista Pablo, i quali riveleranno di essere molto di più di quel che appare in superficie.

all’interno di questa sezione s’innesta la terza parte del libro, una dissertazione che esemplifica i principali tratti caratteriali del personaggio-Lupo, tratti nei quali Harry si identifica pienamente, salvo poi scardinarli dopo una serie di inattesi e sorprendenti incontri, come quello con la cocotte Erminia e il suo amico saxofonista Pablo, i quali riveleranno di essere molto di più di quel che appare in superficie.

Perchè Il lupo della stepa è un libro da leggere

Ho letto per la prima volta “Il lupo della steppa” molti anni fa, quando ero ancora una giovane liceale. Il romanzo di Hesse mi colpì molto eppure, a distanza di così tanto tempo, non ne ricordavo granchè. Così, memore del calviniano esempio di cui vi ho già parlato (ricordate la recensione di Perchè leggere i classici?) ho deciso di riavvicinarmi a questo libro con una maturità e degli strumenti critici e interpretativi sicuramente differenti da quelli del periodo della mia prima lettura. Ebbene, ho confermato la mia percezione del “Lupo della steppa” come di un romanzo di grande fascino e tensione: di certo dominato dalla tematica più cara ad Hesse, lo scontro tra Logos ed Eros, Apollineo e Dionisiaco, Ragione e Sentimento, presente anche in altri suoi scritti (basti citare per tutti i titoli di Siddharta o Narciso e Boccadoro), in questo caso essa è sviluppata in maniera atipica e innovativa, attraverso lo sdoppiamento e anzi la moltiplicazione del personaggio e dell’ io narrante, attraverso il ricorso all’alternanza tra il racconto in terza e prima persona.

Su tutto domina la figura di un uomo selvaggio e solitario, Harry Haller, un Lupo della steppa, incapace di costruire e trattenere attorno a sè rapporti d’amore e di amicizia, profondamente scisso e disadattato nei confronti della società borghese nella quale vive pur sentendosene estraneo, e con pulsioni suicide che non ha mai il coraggio di mettere in atto, fino a quando una serie di nuove esperienze lo porteranno alla dolorosa presa di coscienza di dover simbolicamente uccidere se stesso e il suo vecchio io. E per farlo, dovrà servirsi di un’arma infallibile: l’ironia e la capacità di ridere e approfittare senza colpa delle cose belle del mondo.

Il-lupo-della-steppa

Dunque noi lettori ci troveremo senz’altro di fronte a un libro che parla di distruzione e rottura, ma che però reca in sè anche il germe della rinascita e della speranza. Insomma, lascerò parlare per me l’Autore, il quale ebbe a scrivere in un Nota al testo: “Mi piacerebbe però se molti notassero che la storia del Lupo della steppa rappresenta, sì, una malattia e una crisi, ma non verso la morte, non un tramonto, bensì il contrario: una guarigione”.

Ringrazio la dr.ssa Francesca La Marca per questa appassionata e puntuale recensione su un’opera di Herman Hesse che merita di essere letta con bramosa curiosità.

Sono felice di poter conoscere e apprezzare, grazie a Francesca e alle sue scelte letterarie, dei libri dal gusto e dallo stile ricercato ma fruibile ai più.

Continuate a seguire e leggere le sue recensioni qui su Lavoro con Stile!

Ti aspetto come sempre nei commenti se ti va.

A proposito Dell'autore

Claudia Campisi

Claudia, 37 anni. Psicologa, Career Coach & Hr specializzata nei settori Moda & ICT. Inevitabilmente Blogger, appassionata di lettura e alla costante ricerca di nuovi tools digitali da provare e condividere…meglio se a costo zero. Mamma di due splendidi bambini e un Beagle...in arrivo anche il secondo. Il mio motto non può che essere Smile is Chic!

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