La solidarietà della moda internazionale

La solidarietà della moda internazionale

Una risposta etica e solidale

Mai come in questi giorni si susseguono grandi manifestazioni di solidarietà e partecipazione autentica dal mondo della Moda, nostrana ma anche internazionale.

Il mese di Marzo ha segnato il nostro paese in modo brutale. Abbiamo perso tanto e su tutti i fronti.

Prima che le istituzioni chiedessero, apertamente, un aiuto e un approccio responsabile al problema, alcune tra le personalità più influenti si sono fatte avanti con generosità.

Gli sforzi continuano a concentrarsi sugli obiettivi di massima sensibilità:

  • procurare i dispositivi di sicurezza individuale (principalmente mascherine e camici);
  • aumentare i posti a disposizione in terapia intensiva;
  • acquistare macchinari adeguati per i reparti e i laboratori;
  • sostenere la ricerca scientifica (vaccino).

In questo articolo ti racconto alcuni dei contributi più significativi offerti dai protagonisti indiscussi del comparto fashion & retail.

I volti della solidarietà e le raccolte fondi

Tra le prime forme d’aiuto, è importante segnalare quella del crowdfunding Ferragni- Fedez, che ad oggi ha prodotto una cifra di 4 milioni di euro, espressione di una sensibilità internazionale degna di nota.

Un aspetto che mi piace ricordare in questi processi di solidarietà digitale è la spinta data dai social network che come una cassa di risonanza riescono a incentivare la call to action in modo significativo.

Non si tratta, infatti, di donazioni a cura esclusiva di followers fedeli ma di persone che hanno appreso tramite il canale dell’opportunità di partecipare liberamente con una somma congrua alle proprie possibilità.

Alla prima iniziativa della coppia, ancora attiva, seguono quelle, questa volta, di due aziende che hanno puntato su Instagram e sul portale Gofundme (lo stesso usato dalla coppia Ferragni-Fedez).

Sto parlando di Elisabetta Franchi, che ha lanciato l’#sevuoipuoi e Coccinelle con la campagna “Coccinelle ci mette il cuore”.

Gli aiuti economici

In un’emergenza come quella che si è abbattuta nel nostro paese e che dalla seconda metà di marzo ha acquisito le proporzioni di una pandemia sono servite risposte immediate.

Gli aiuti economici hanno contribuito su tutta la linea sostenendo il sistema sanitario nazionale non solo per il reperimento dei dpi ma soprattutto per l’allestimento di interi reparti comprensivi di personale.

Giorgio Armani ha elargito, ad oggi, complessivamente 2 milioni di euro agli ospedali Luigi Sacco, San Raffaele e Istituto dei Tumori di Milano, allo Spallanzani di Roma e supporto dell’attività della Protezione Civile. Ha poi continuato con l’impiego del personale produttivo per la realizzazione di camici monouso.

Tra i brands che hanno seguito l’esempio: La famiglia Zegna, Gucci, Carla Fendi, Moncler, Versace, Patrizia Pepe, Prada, Trussardi, Fondazione Valentino, Geox, Famiglia Benetton, Bulgari, Dolce & Gabbana.

Alcuni come nel caso di Trussardi hanno deciso di devolvere il denaro a strutture ben precise, nel loro caso Bergamo, dimostrando un forte legame con il proprio territorio di riferimento.

Un’altra forma di supporto economico è quello delle capsule collection.

Come ad esempio quella realizzata da Chiara Ferragni per Oreo. L’influencer, infatti, ha annunciato che il 100% del ricavato della vendita sarà totalmente devoluto.

Così come, la capsule unisex di t-shirt «Smile for Italy» in limited edition di Chiara Boni.

Infine la formula delle percentuali d’incasso devolute per l’emergenza Covid-19.

In questa formula, che consiste nel devolvere una parte del ricavato dagli scontrini e dal fatturato registrati sugli e-commerce, la solidarietà è prodotta 4 mani da azienda e cliente insieme.

Tra i brands che hanno scelto di optare per questa misura: Manila Grace, Carpisa, Sergio Rossi, Alberta Ferretti, Moschino e Pollini.

La produzione di dispositivi individuali di protezione

Nei distretti del tessile (tessuti e pelle) le piccole imprese scendono in prima linea al fianco del paese riconvertendo la propria produzione.

Non solo, dunque, i grandi brands.

Chiaramente questa non rientra del tutto nell’ambito della solidarietà, dal momento che i committenti degli ordinativi sono spesso rappresentati da realtà come la Protezione Civile o le singole amministrazioni locali.

Cosa diversa per le realtà industriali del Fashion che hanno offerto la propria disponibilità, perché dotate di un’organizzazione decentrata su più stabilimenti e da un sistema logistico internazionale strutturato.

Le prime a cominciare sono state, i gruppi Miroglio e Calzedonia, entrambe impiegate sul fronte della produzione di mascherine, la seconda anche camici.

Qui un video in cui, l’azienda piemontese, racconta il processo di trasformazione interna e l’entusiasmo denso d’umanità del personale a lavoro.

Successivamente la catena degli aiuti si è arricchita della partecipazione di altri brands per la realizzazione di coperture per il volto e camici.

Tra questi ancora una volta Armani, Les Copains, Ferragamo, Sandro Paris, Burberry, Monnalisa.

In questo momento storico qualunque forma di sostegno è assolutamente di vitale importanza ecco perché qui di seguito ti segnalo alcune campagne di raccolta fondi attive a cura di vari enti:

Per donare a una struttura specifica visita direttamente i portali aziendali di riferimento.

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A proposito Dell'autore

Claudia Campisi

Claudia, 37 anni. Psicologa, Career Coach & Hr specializzata nei settori Moda & ICT. Inevitabilmente Blogger, appassionata di lettura e alla costante ricerca di nuovi tools digitali da provare e condividere…meglio se a costo zero. Mamma di due splendidi bambini e un Beagle...in arrivo anche il secondo. Il mio motto non può che essere Smile is Chic!

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