Invidia al lavoro: perché nasce e come gestirla
Perché proviamo invidia verso un collega? Un collega ottiene la promozione che desideravi. Un’altra persona viene continuamente elogiata dal responsabile. Qualcuno sembra fare carriera più velocemente di te, guadagnare di più, avere maggiore visibilità o riuscire con apparente facilità proprio dove tu stai facendo fatica. E arriva un pensiero che non sempre è facile ammettere: “Perché lui sì e io no?” Provare invidia sul lavoro può farci sentire a disagio anche perché l’invidia è una delle emozioni che tendiamo più facilmente a nascondere. Possiamo riconoscere di essere arrabbiati, delusi o preoccupati. Dire di essere invidiosi è molto più difficile. Eppure il confronto con gli altri fa parte della vita professionale. Il problema non è accorgersi che qualcuno possiede qualcosa che desideriamo. Diventa importante capire cosa facciamo di quella sensazione. L’invidia può trasformarsi in rabbia, autosvalutazione e ostilità verso un collega, ma può anche diventare un’informazione preziosa su ciò che desideriamo per noi stessi.
Che cos’è davvero l’invidia?
L’invidia nasce dal confronto. Osserviamo un’altra persona e riconosciamo in lei qualcosa che vorremmo avere: una capacità, un risultato, un riconoscimento, una posizione professionale o persino un modo di stare nelle relazioni. Sul lavoro le occasioni per confrontarsi sono continue. Chi ha ricevuto l’aumento? Chi è stato promosso? Chi viene coinvolto nei progetti più interessanti? Chi sembra avere un rapporto migliore con il responsabile? Chi riceve più complimenti? Chi ha più clienti? Chi riesce a farsi ascoltare durante una riunione? La distanza che percepiamo tra ciò che l’altro possiede e ciò che vorremmo per noi può generare una sensazione spiacevole di mancanza. Non significa necessariamente desiderare il male dell’altra persona. Possiamo pensare: “Vorrei riuscire anch’io ad arrivare lì.” Oppure: “Non capisco perché abbiano scelto lui. Io sono molto più competente.” Sembrano pensieri simili, ma possono condurci in direzioni molto diverse. Nel primo caso il confronto può aiutarci a riconoscere un desiderio. Nel secondo rischia di trasformarsi progressivamente nella necessità di svalutare l’altro per sentirci meglio. “Perché lui sì e io no?” Questa è probabilmente una delle domande più importanti da farsi quando compare l’invidia. Immaginiamo che una collega abbia ottenuto una promozione. La prima reazione potrebbe essere: “Sono invidiosa perché è stata promossa.” Ma proviamo ad andare un po’ più a fondo.
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Che cosa ci infastidisce realmente?
Il nuovo ruolo? Lo stipendio? Il riconoscimento ricevuto? Il fatto che qualcuno abbia finalmente notato le sue capacità? La sensazione che il nostro lavoro, invece, non venga visto? La paura di essere rimasti indietro? L’invidia può funzionare come una lente d’ingrandimento. A volte ci mostra qualcosa che desideriamo e che non siamo ancora riusciti a riconoscere chiaramente. Dietro un semplice “vorrei quello che ha lui” può esserci una domanda professionale molto più interessante: “Che cosa mi manca oggi nel mio lavoro?”
Quando il confronto con i colleghi comincia a farci stare male
Confrontarsi non è necessariamente un problema. Osservare persone più esperte può aiutarci a capire dove vogliamo arrivare, quali competenze sviluppare e quali possibilità professionali non avevamo ancora considerato. La situazione cambia quando il confronto diventa continuo. Apriamo LinkedIn e qualcuno annuncia una promozione. Un ex collega racconta di aver cambiato azienda. Un professionista del nostro settore pubblica risultati, clienti, riconoscimenti. Intanto noi magari attraversiamo un periodo in cui ci sentiamo professionalmente fermi. A quel punto il successo degli altri può diventare una specie di promemoria permanente di ciò che pensiamo di non avere. E il pensiero può progressivamente cambiare: “Ha ottenuto un risultato importante.” diventa: “Tutti stanno andando avanti tranne me.” Il problema, a quel punto, non è più soltanto l’altro. È il significato che stiamo attribuendo alla nostra posizione.
L’invidia può diventare utile?
Può esserlo, se riusciamo ad ascoltarla senza lasciare che sia lei a guidare i nostri comportamenti. Facciamo un esempio. Un collega riesce a ottenere molti più clienti di noi. Possiamo pensare: “Vorrei capire cosa sta facendo diversamente. Forse potrei migliorare qualcosa anch’io.” Oppure: “Non è così bravo. Sicuramente conosce qualcuno oppure si vende meglio di quanto vale.” Nel primo caso il confronto produce curiosità. Nel secondo produce svalutazione. E c’è una terza possibilità: “Se lui ci riesce e io no significa che non sono abbastanza bravo.” Questa volta la svalutazione non è diretta verso il collega, ma verso noi stessi. Sono tre modi molto diversi di reagire alla stessa situazione. Per questo cercare semplicemente di “non essere invidiosi” serve relativamente poco. È molto più utile chiedersi che cosa quella persona rappresenta per noi.
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Cosa fare quando sei invidioso di un collega
La prima cosa è evitare di giudicarti immediatamente. Riconoscere un’emozione non significa approvare qualsiasi comportamento possa derivarne. Puoi provare invidia e scegliere comunque di comportarti correttamente. Prova invece a trasformare il confronto in alcune domande: Che cosa possiede questa persona che desidero anch’io? Perché per me è così importante? Mi sento poco riconosciuto nel mio lavoro? Sto attraversando una fase di insoddisfazione professionale? C’è qualcosa che posso concretamente fare per avvicinarmi al risultato che desidero? Potresti scoprire che non vuoi realmente “essere come quel collega”. Vuoi maggiore autonomia. Vuoi guadagnare di più. Vuoi essere riconosciuto. Vuoi cambiare ruolo. Vuoi sentirti nuovamente competente. Vuoi smettere di avere la sensazione di essere fermo. A quel punto l’invidia smette di essere soltanto un’emozione scomoda e può diventare un segnale da comprendere.
Quando invece l’invidia comincia a danneggiare il lavoro
Esiste però un confine importante. Un conto è provare un’emozione. Un altro è trasformarla in comportamenti che danneggiano noi stessi, un collega o il clima di lavoro. Può succedere quando iniziamo continuamente a svalutare la persona, cerchiamo conferme negli altri, interpretiamo ogni suo successo come un’ingiustizia, alimentiamo pettegolezzi oppure non riusciamo più a collaborare serenamente. E può danneggiare anche noi. Essere costantemente concentrati sui risultati degli altri sottrae attenzione alla propria crescita professionale. La domanda diventa allora: quanto spazio sta occupando questa persona nella mia testa? Se gran parte della nostra energia professionale viene utilizzata per osservare, confrontare e giudicare qualcun altro, probabilmente è arrivato il momento di riportare l’attenzione su di noi.
“Credo che un collega sia invidioso di me”: come faccio a capirlo?
Questa è l’altra faccia della questione. Potresti avere la sensazione che qualcuno sia invidioso dei tuoi risultati perché ti critica, minimizza quello che fai o sembra infastidito quando ricevi un riconoscimento. Qui però serve molta cautela. Non possiamo sapere con certezza cosa prova un’altra persona semplicemente osservandone il comportamento. Un collega può essere competitivo, arrabbiato, insoddisfatto, preoccupato per la propria posizione oppure semplicemente avere un conflitto con noi. Attribuire automaticamente tutto all’invidia rischia di farci leggere qualsiasi comportamento attraverso una sola interpretazione. La domanda più utile quindi non è: “È invidioso di me?” ma: “Come si sta comportando concretamente nei miei confronti?” Questo possiamo osservarlo.
Se un collega cerca continuamente di metterti in cattiva luce
Se esistono comportamenti concreti — svalutazioni ripetute, esclusioni, diffusione di informazioni false, ostacoli al lavoro, commenti denigratori — non è necessario stabilire se alla loro origine ci sia l’invidia. È necessario occuparsi dei comportamenti. Evita per quanto possibile di reagire impulsivamente. Cerca di distinguere gli episodi dalle interpretazioni e, se la situazione è ricorrente, annota ciò che accade. Quando necessario, confrontati con il responsabile, con le Risorse Umane o con le figure previste dalla tua organizzazione. E soprattutto evita una trappola molto frequente: rispondere alla svalutazione con altra svalutazione. È così che un problema tra due persone può progressivamente trasformarsi in una dinamica molto più difficile da gestire.
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Invidia, pettegolezzi e clima di lavoro
Invidia e pettegolezzo possono incontrarsi facilmente. Quando facciamo fatica ad accettare il successo di qualcuno, svalutarlo davanti agli altri può temporaneamente ridurre la distanza che percepiamo tra noi e quella persona. “È stato promosso, ma sappiamo tutti perché.” “Ha tanti clienti perché sa vendersi.” “Il capo la considera bravissima, ma non è niente di speciale.” Frasi apparentemente innocue possono contribuire a creare un clima di sospetto e competizione. Ed è proprio per questo che il benessere psicologico sul lavoro non riguarda soltanto stress e carichi di lavoro. Riguarda anche la qualità delle relazioni nelle quali lavoriamo ogni giorno.
Quando l’invidia parla della tua carriera
C’è infine una possibilità che considero particolarmente interessante. Forse quella sensazione non riguarda realmente il collega. Forse riguarda il punto della carriera nel quale ti trovi. Se provi fastidio ogni volta che qualcuno cambia lavoro, forse anche tu desideri un cambiamento. Se soffri quando qualcuno viene promosso, forse senti che il tuo ruolo non ti rappresenta più. Se ti confronti continuamente con chi sembra avere maggiore successo, potrebbe essere arrivato il momento di chiederti quale significato attribuisci tu al successo. In questi casi combattere l’invidia non risolve necessariamente il problema. Può essere più utile utilizzarla come occasione per chiederti: “Sono ancora nel posto professionale nel quale voglio stare?”
Non devi diventare migliore degli altri
L’invidia ci porta facilmente a immaginare la vita professionale come una classifica. Chi guadagna di più. Chi è più avanti. Chi ha il ruolo migliore. Chi ha più successo. Ma una carriera non è una gara nella quale tutti partono dallo stesso punto, desiderano le stesse cose e devono arrivare nello stesso posto. Il confronto può indicarci una direzione. Non dovrebbe decidere il nostro valore. Se qualcosa del successo di un’altra persona ti fa male, prima di cercare di ignorare quella sensazione puoi provare ad ascoltarla. A volte dietro un semplice: “Perché lui sì e io no?” si nasconde una domanda molto più importante: “Che cosa vorrei davvero per me?” Ed è da quella domanda che può iniziare una riflessione molto più utile sulla propria vita professionale.
Domande frequenti
Invidia tra colleghi: le domande che ci facciamo più spesso
Non è sempre facile capire cosa sta succedendo quando il rapporto con un collega diventa competitivo o quando il successo degli altri comincia a darci fastidio. Ecco alcune delle domande più comuni.
Come faccio a capire se un collega è invidioso di me?
Non possiamo sapere con certezza cosa prova un'altra persona semplicemente osservandola. Critiche frequenti, svalutazioni o atteggiamenti competitivi possono avere molte spiegazioni. Più che cercare di stabilire se il collega sia invidioso, è utile osservare i suoi comportamenti concreti e capire se stanno creando un problema nella relazione lavorativa.
Perché un collega cerca sempre di mettermi in cattiva luce?
Le ragioni possono essere diverse: competizione, conflitti personali, insicurezza, divergenze professionali o difficoltà nella relazione. Evita di attribuire automaticamente il comportamento all'invidia. Se svalutazioni, commenti o ostacoli diventano ripetuti, concentrati sui fatti e valuta se affrontare direttamente la situazione o coinvolgere le figure organizzative appropriate.
Perché mi dà fastidio quando un collega viene promosso?
A volte il successo di un collega mette in evidenza qualcosa che desideriamo anche noi: maggiore riconoscimento, uno stipendio migliore, più responsabilità o la sensazione di essere finalmente valorizzati. Chiedersi cosa rappresenti per noi quella promozione può essere più utile che sentirsi in colpa per il fastidio provato.
È normale essere invidiosi di un collega?
Può capitare. Il confronto con gli altri è molto comune anche nella vita professionale. Provare invidia non significa essere una cattiva persona. È importante piuttosto capire cosa alimenta quell'emozione e impedire che si trasformi in svalutazione, ostilità o comportamenti dannosi verso l'altra persona.
Perché sono geloso di un collega che ha più successo di me?
Nel linguaggio comune possiamo parlare di gelosia, anche se spesso ciò che stiamo descrivendo è invidia o confronto. Il successo dell'altra persona può ricordarci qualcosa che vorremmo ottenere anche noi. Capire esattamente cosa desideriamo può trasformare quel confronto in un'occasione per riflettere sulla nostra carriera.
Cosa faccio se un collega parla male di me?
Prima di reagire cerca di distinguere ciò che sai direttamente dalle informazioni riportate da altre persone. Se esistono comportamenti concreti e ripetuti che danneggiano il tuo lavoro o la tua reputazione professionale, può essere opportuno affrontare la situazione in modo chiaro e, quando necessario, rivolgersi al responsabile o alle Risorse Umane.
Come faccio a smettere di confrontarmi continuamente con i colleghi?
Eliminare completamente il confronto è difficile e probabilmente non è necessario. Può essere più utile accorgersi di quando il confronto diventa automatico e riportare l'attenzione sui propri obiettivi: cosa vuoi imparare, cosa desideri cambiare e quale significato attribuisci tu al successo professionale.
Perché mi sembra che tutti facciano carriera tranne me?
Quando siamo insoddisfatti della nostra situazione professionale tendiamo a notare maggiormente i successi degli altri. Inoltre vediamo soprattutto i risultati visibili delle loro carriere, non necessariamente difficoltà, tempi e fallimenti che li hanno preceduti. Se questa sensazione è frequente, può essere utile chiedersi se il problema sia il confronto o se desideriamo realmente cambiare qualcosa nel nostro percorso.
Come comportarsi con un collega molto competitivo?
Essere competitivi non significa necessariamente essere ostili. Cerca di mantenere chiari ruoli, responsabilità e confini professionali. Se la competizione porta invece a svalutazioni, ostacoli o comportamenti scorretti, è importante affrontare i fatti concreti senza trasformare la situazione in una gara personale.
Se sono invidioso del lavoro degli altri significa che devo cambiare lavoro?
Non necessariamente. Ma se ti accorgi che provi frequentemente invidia verso chi cambia azienda, viene promosso o svolge un lavoro diverso dal tuo, vale la pena chiederti cosa desideri realmente. Potrebbe non essere necessario cambiare lavoro: forse desideri maggiore autonomia, riconoscimento, crescita, responsabilità o un diverso equilibrio nella tua vita professionale.
Quando l'invidia sul lavoro diventa un problema?
Quando il confronto occupa gran parte dei pensieri, compromette il rapporto con i colleghi, influenza il benessere personale o porta a comportamenti che danneggiano il lavoro, può essere utile fermarsi a comprenderne le ragioni. In alcuni casi il disagio può segnalare un'insoddisfazione professionale più ampia che merita di essere esplorata.
Fermarsi a capire
Forse il problema non è il collega. Forse è il momento di capire cosa vuoi tu.
Quando confronto, insoddisfazione o bisogno di riconoscimento iniziano a occupare troppo spazio, può essere utile spostare lo sguardo dagli altri al proprio percorso. Capire cosa sta succedendo può aiutarti a ritrovare una direzione professionale più coerente con ciò che desideri.
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