Come arredare lo studio di uno psicologo

Come arredare lo studio di uno psicologo

Intervista a due a Saba Ercole e Claudia Campisi che spiegano come applicare lo Psico Design nella progettazione di uno studio di psicologia

Sei uno psicologo alle prese con un restyling o, perché no, ai primi passi con la progettazione del tuo studio?! Bene, sei nel posto giusto!

In questo articolo lasceremo la parola a Saba Ercole, interior designer e nostra esperta di soluzioni d’arredo, e a Claudia Campisi psicologa e founder di Lavoro con Stile.

Ci confronteremo su:

  • Scelte di stile e deontologiche;
  • Benessere e comfort;
  • Costi e soluzioni per mettere d’accordo professionista e cliente!

Come sempre sei il benvenuto nei commenti!

Dove aprire uno studio di psicologia

Redazione: Hai mai arredato lo studio professionale di uno psicologo?

Saba: Si, in particolare ricordo un lavoro davvero molto bello. Il cliente era un grandissimo appassionato e collezionista di libri, di psicologia ma non solo, e richiese grande cura nel realizzare la libreria del suo studio.

Claudia: Sì il mio! È stata un’esperienza emozionante. L’ho sognato e immaginato per anni in ogni singolo dettaglio, tirarlo su è stata una delle avventure più belle. Ricordo ancora il primo paziente che vi ha fatto ingresso…ero davvero curiosa di studiare la sua reazione. Per uno psicologo accogliere l’Altro è fondamentale e lo studio acquisisce un valore simbolico importante per la relazione.

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Redazione: Qual è il contesto ideale per aprirlo?

Saba: Dipende. Personalmente credo che la soluzione ideale, per il professionista e per il cliente, sia quella di tipo residenziale, anche in zona periferica, però capita di professionisti all’inizio della loro carriera che per motivi di economici o logistici sono costretti ad aprire il loro studio in casa.

Claudia: Uno stabile dove sono presenti altri studi professionali o medici. Personalmente prediligo i contesti residenziali perché li ritengo più riservati e confortevoli. Questo per dire che non gradisco gli studi realizzati su strada. Prima di procedere alla locazione il mio consiglio è quello di accertarsi che si tratti di un ambiente silenzioso che rimandi serenità e un’intima riservatezza.

Redazione: Si può aprire uno studio di psicologia a casa?

Saba: assolutamente si, però la vedo come una soluzione temporanea, soprattutto ora con le normative in materia di covid. Spesso le abitazioni private sono strutturate in modo da non consentire una giusta disposizione degli spazi e degli arredi necessari, per non parlare del discorso della privacy.

Claudia: Certo! È una soluzione che puoi valutare tenendo bene di conto: pro e contro, ma anche alcune regole che il nostro ordine professionale di riferimento tende a verificare a tutela dell’utenza. Ecco perché è consigliabile consultare lo specifico parere espresso a riguardo che spiega come procedere all’apertura di uno studio in casa tenendo in considerazione gli aspetti: catastali, urbanistici, ma anche banalmente il regolamento di condominio. A questi aspetti si aggiungono chiaramente quelli inerenti alla privacy che in questo caso è sia dello psicologo che del paziente. L’ideale sarebbe avere un’abitazione con un doppio accesso o un ingresso ampio che consenta di mantenere separati spazi di vita e professionali.

Gli elementi di arredo che non possono mancare nello studio di uno psicologo

Redazione: Cosa non può assolutamente mancare?

Saba: Lo studio di uno psicologo deve essere un ambiente confortevole, che metta a proprio agio il paziente, quindi in primis direi sedute comode per entrambi. E poi ovviamente una bella scrivania, una libreria e tutti quei complementi d’arredo (quadri, lampade, etc) che possano rendere l’ambiente non respingente ma sicuro, accogliente.

Claudia: Sono sicura che nell’immaginario collettivo ancora resista eroicamente l’idea del cinematografico lettino. Non è la soluzione che preferisco ma delle sedute comode e confortevoli possono fare la differenza in molte situazioni. Quindi non possono mancare poltrone e sedie, un tavolo per compilare i documenti di routine, una cassettiera per custodire i dati sensibili (meglio se con combinazione). A ciò aggiungerei una libreria con testi consultabili, un tavolino con beni di prima necessità (acqua, fazzoletti, caramelle e cioccolatini). Accessori e dettagli sobri, che per quanto personali, non svelino eccessivamente gusti e frammenti di vita privata del professionista.

Redazione: Avete parlato entrambe di sedute: Poltrone o sedie?

Saba: direi entrambe possibilmente, e il più confortevoli possibile. Ultimamente ho notato che molti professionisti desiderano staccarsi da un arredo troppo classico e austero e privilegiano soluzioni con un occhio all’ecosostenibilità.

Claudia: Bisogna contemplare entrambe le soluzioni tenendo presente che generalmente il cliente è accolto quasi sempre preliminarmente in una sala d’attesa dove generalmente le sedie rappresentano la soluzione ottimale. All’interno della stanza dedicata alla sessione d’incontro personalmente sono riuscita a ricavare sia un angolo più raccolto con le poltrone e un tavolino con una lampada che un secondo spazio con scrivania e sedute un po’ più rigide seppur ergonomiche. La mia scelta è stata dettata dal desiderio di far sentire a proprio agio il mio interlocutore. Per qualcuno una poltrona potrebbe risultare eccessivamente intima, soprattutto al primo incontro. Sono rimasta, comunque, più volte sorpresa nel constatare che nella mia esperienza personale la poltrona vince sempre e in media soprattutto con noi donne!

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Come è possibile personalizzare lo studio di uno psicologo

Redazione: Che colori scegliere per l’arredamento e le pareti?

Saba: Sicuramente tonalità calde, luminose ma non eccessivamente aggressive. Blu oltremare, verde, tortora, crema, cappuccino, giallo tenue. Molto importante inoltre è la presenza di fonti di luce naturale.

Claudia: Da amante della luce e della sobria semplicità personalmente ho optato per il bianco con alcune note di colore neutro: grigio, verde salvia e ottone per alcuni accessori (lampade e orologio). Le pareti anche esse bianche come le tende per permettere alla luce naturale di ravvivare la stanza il più possibile.

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Redazione: Parliamo di accessori. Quali sono particolarmente indicati in uno studio di psicologia?

Saba: Credo che questo sia molto legato ai gusti personali. In genere, per mia esperienza, gli accessori più presenti in uno studio di psicologia sono libri e quadri, soprattutto astratti. Profumatori si ma molto delicati, meglio evitare gli odori troppo forti, anche se dolci. Orologi, ma discreti. In alcuni casi abbiamo posizionato anche delle radio, ma erano radio vintage, dubito siano state usate!

Claudia: Tutto ciò che può rendere l’ambiente accogliente e familiare ma senza eccessi e tratti marcatamente personali. È impossibile scegliere un oggetto che non ci rappresenti almeno un po’ ma da psicologi dobbiamo mettere al primo posto il benessere del nostro cliente quindi è tutto ciò che può potenzialmente generare sensazioni o stati emotivi sgradevoli. Nel mio caso ho puntato a quadri di paesaggi e natura morta, un grande orologio visibile da entrambe le postazioni (angolo poltrone e scrivania). Attenzione anche ai libri poggiati sulla libreria. Ogni dettaglio può davvero fare la differenza. Nel mio studio in un primo momento ho inserito un grande tappeto, successivamente l’ho spostato perché ho riflettuto sul fatto che potrebbe procurare fastidio a soggetti allergici.

Redazione: Cosa succede quando lo studio ospita più psicologi?

Saba: In questo caso si cerca di fare, per quanto possibile, una sintesi stilistica. Inoltre è importante considerare il metodo di lavoro di ognuno, in modo da poter strutturare spazi e arredi a seconda delle varie esigenze.

Claudia: E’ una situazione molto frequente per ovvie ragioni, prima fra tutte quella economica. Diciamo che se lo studio nasce come associazione di un gruppo di colleghi avviene qualcosa di simile a ciò che si verifica a casa con un partner: si negozia ogni singolo oggetto. Al contrario se i colleghi subentrano nella stanza successivamente sono tenuti a usare e rispettare il setting predisposto dal proprietario. Cosa che può andare bene soprattutto quando i professionisti appartengono allo stesso ordine professionale, un po’ meno quando al contrario ci si sistema nello studio di uno specialista che si occupa di altro. In quest’ultimo caso bisognerà rendere il contesto uno sfondo alla relazione.

Quanto costa arredare uno studio di psicologia e possibili finanziamenti

Redazione: Quanto può costare arredare lo studio di uno psicologo?

Saba: Dipende da tanti fattori, tra cui stile, qualità dei materiali e composizione degli arredi. Ovviamente se si tratta dello studio di uno psicologo agli inizi della sua carriera, la spesa si mantiene bassa, direi intorno ai 4.000 euro, tra arredi e complementi.

Claudia: Tenuto conto che si inizia con i pezzi necessari e si arricchisce con il tempo di accessori e migliorie varie tutto come sempre dipende dal tuo budget. Personalmente avendo inserito due poltrone, un tavolino, una scrivania, due sedie, una libreria, una cassettiera e un mobile ad ante, un ingresso davanti la mia stanza personalizzato…beh devo dire che senza altri accessori pur avendo puntato su Ikea ho investito subito sui 2.000,00 euro a cui poi ho aggiunto tende, lampade, quadri, tappeto, orologio. Diciamo che tornassi indietro lo rifarei, forse diversamente, ma un ambiente accogliente aiuta tanto nella relazione.

Redazione: Ci sono finanziamenti per sostenere le spese di apertura e arredamento?

Saba: Si, per questo è importate confrontarsi con il proprio commercialista a riguardo.

Claudia: Se aderisci al sistema fiscale forfettario ovviamente devi rinunciare alla possibilità di scaricare qualsiasi spesa legata alla tua professione. Sul portale ENPAP però puoi trovare sia opportunità d’accesso al micro credito che convenzioni per risparmiare qualcosa. Un aiuto ci arriva anche dai fondi europei quindi il consiglio è di monitorare il sito del CNOP e del proprio Ordine regionale di riferimento.

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Redazione: Il vostro ultimo consiglio!

Saba: Lo studio di uno psicologo è un luogo da progettare con grande attenzione, dove il gusto personale viene sublimato dalle necessità professionali. Il mio consiglio è seguire sempre le due regole fondamentali del design: less is more e funzionalità.

Claudia: Non perdere mai di vista gli obiettivi primari dello studio e del perché siamo lì: accogliere, ascoltare e aiutare chi si rivolge a noi. Rinuncia alle mode del momento e agli eccessi, così come alle fotografie e a tutto ciò che “profuma” troppo di privato e personale. Crea un ambiente gradevole e adeguato. Sono sicura che malgrado le rinunce e le scelte strategiche sarà un successo e ti rappresenterà alla grande comunque!

Ringraziamo Saba e Claudia a cui potete chiedere una consulenza!

A proposito Dell'autore

Redazione Lavoro con stile

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